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Alessandro Sisti e il cinema, un amore incondizionato

Alessandro Sisti Moustache production

In un'inedita intervista ad Underground vastese, Alessandro Sisti, ideatore della Moustache Production assieme a Pierluigi Patella, racconta la sua passione per il cinema e i suoi progetti per il futuro.

 

UV: Ciao Alessandro, in una intervista Tarantino ha rivelato di aver scelto il suo lavoro dopo aver visto C'era una volta il west di Sergio Leone: "...guardare quel film è stato come aprire un libro sull'arte della regia".
Tu quando hai sentito di voler fare cinema?

AS: Ricordo che, durante la mia infanzia, mio padre filmava con la sua telecamera ogni mio momento importante. Rivedendo a distanza di anni i filmati ho notato che, con costanza, gli chiedevo di poter passare io “dietro alla macchina”, di voler provare. Da adolescente ho girato, con il mio amico di sempre e attuale collega Pierluigi Patella, oltre ad un nutrito gruppo di parenti, un numero imprecisato di corti horror di fattura imbarazzante che sono stati, però, un’ottima scuola. L’illuminazione finale è arrivata da appassionato di cinema italiano degli anni ’70 - ’80, vedendo quei registi usare così tanta passione da permettere loro di bypassare budget risibili e creare ottimi film; li ho amati fin da subito, vedendoli come esempi di patriottismo cinematografico da imitare e perseguire.

 

UV: Sappiamo del tuo progetto Moustache Production, portato avanti con passione e con grandi risultati assieme al tuo socio Pierluigi Patella. Raccontaci qualcosa in più, com'è strutturato il vostro lavoro, come nascono e trovano realizzazione le idee, chi sono i vostri collaboratori, e quali sono gli obiettivi per il futuro?

AS: La Moustache Production è nata come una casa di produzione indipendente fondata insieme a Pierluigi Patella. L’intento primario della Moustache è quello di valorizzare il nostro territorio attraverso il mezzo audiovisivo, realizzando cortometraggi e videoclip che possano essere anche una palestra per la nostra passione. Le idee non le partoriamo istantaneamente ma sono sempre frutto di particolari momenti, emozioni colte in determinati contesti, pensieri sfuggiti alla cestinatura quotidiana della nostra mente che si uniscono tra loro a creare un’idea da cui sviluppiamo una storia narrabile al pubblico, atta a trasmettere l’emozione da noi percepita nell'ideazione. La Moustache è, però, come una grande famiglia e tanti sono i collaboratori che ci danno una mano a realizzare le nostre idee, portando la loro passione e la loro professionalità sui diversi set allestiti; senza ognuno di essi non esisterebbe la Moustache stessa. Nel futuro ci auguriamo di continuare su questa strada, con la nostra agguerritissima squadra, sviluppando videoclip e cortometraggi e, magari, riuscendo a coronare il sogno di realizzare il nostro primo lungometraggio dal titolo “Il Grande Freddo”.

 

UV: Com'è stata l'esperienza Novantagradi? Cosa ti ha lasciato dal punto di vista professionale e com'è stato contestualizzare la "storia" del corto all'interno di un territorio, Vasto, che conoscete così bene? Quanto vi ha aiutato oppure quanto vi ha condizionato?

AS: Novantagradi è stata un’esperienza irripetibile. Siamo cresciuti professionalmente ed umanamente sul set del corto, abbiamo creato appositamente per esso la squadra che attualmente compone la Moustache ed abbiamo percepito un affetto, una passione ed una voglia di fare davvero inaspettate, da parte di tutti i soggetti coinvolti. Il corto è stato realizzato con l’intento primario di essere ambientato a Vasto, dal momento che la nostra città fornisce ottime location e set naturali da cartolina che ben si prestano alla cinematografia, anche breve. Vasto ci ha aiutato moltissimo nella riuscita del corto: senza i suoi paesaggi e senza la passione prodigata dai vastesi coinvolti nel progetto, Novantagradi non sarebbe mai venuto alla luce.

 

UV: Da alcune anticipazione sul vostro sito (www.moustacheproduction.net) il progetto su cui state lavorando ora è SENDAI, un genere molto diverso: fantascienza. Secondo te qual è l'elemento (un punto di vista, un approccio o altro...) che un regista dovrebbe mantenere sempre, anche lavorando su generi diversi?

AS: Sendai è un progetto a cui teniamo moltissimo. La serie ha avuto due trattamenti differenti ed ora la sceneggiatura è nella fase di revisione; il primo soggetto risale al 2012, epoca in cui la Moustache era ancora, solamente, una idea astratta. Il genere di appartenenza di Sendai è la fantascienza, tuttavia questa si miscelerà con numerosi elementi drammatici, i quali si scontreranno con la linea comica rappresentata dal personaggio, estroverso e demenziale, di Riccardo. Io e Pierluigi siamo due personalità distinte che cercano di portare nella regia dei vari progetti elementi divergenti ma che, spesso, convergono in diversi punti. Entrambi amiamo soffermarci sui particolari e narrare la vicenda con un taglio veloce, permettendo allo spettatore di immagazzinare dettagli e psicologie, prendendone coscienza a poco a poco nel corso della visione.

 

UV: La cosa più facile e quella più difficile durante le riprese di un film?

AS: Sul set tutto ciò che sulla carta è semplice e alla portata di tutti si trasforma, come per magia, in un difficilissimo ed intricatissimo enigma, privo di apparente soluzione logica. Scherzi a parte, essere sul set è emozionante come poche cose e per chi, come me e Pierluigi, è appassionato di cinema da anni è la coronazione di un sogno. Solitamente i grandi problemi si risolvono con una rielaborazione e reinvenzione dei piani di produzione ma, spesso, bisogna fare i conti con i tempi ristretti ed il budget inesistente. Il difficile è, soprattutto, far quadrare i tempi di tutti i soggetti coinvolti nel progetto, molti dei quali studiano e lavorano ed al contempo riuscire a sfruttare il miserrimo budget a disposizione per allestire un set dignitoso.

 

UV: Se dovessi scegliere una città italiana o europea per un tuo nuovo lavoro, quale sarebbe?

AS: Roma è il set italiano che più mi piacerebbe solcare, insieme alle zone rurali e marittime della Puglia. Se ci fossero possibilità europee Parigi e Londra mi attirerebbero moltissimo, la prima con il suo calore, i monumenti, i colori e la seconda, di contro, per il suo grigiore, la metropolitana, la pioggia.

 

UV: "Il cinema è composto da due cose: uno schermo e delle sedie. Il segreto sta nel riempirle entrambe." (Roberto Benigni). Secondo te qual è il segreto?

AS: Benigni è stato un grande del cinema italiano, senza se e senza ma. Io credo, nel mio piccolo, che il segreto del cinema sia quello di far emozionare il pubblico ed un regista può sentirsi veramente completo solo se è riuscito a trasmettere qualcosa allo spettatore. Quando l’emozione che il regista prova durante l’ideazione e la scrittura della storia diventa palpabile e viene vissuta anche dallo spettatore stesso, in quel momento la magia del cinema è compiuta. Il primo film della mia infanzia, E.T. L’extraterrestre, è ancora oggi la pellicola che crea in me il turbinio maggiore di emozioni e sentimenti, legati a momenti particolari ed indelebili sì, ma mosse principalmente da una storia dalla portata universale e da una regia unica nel suo genere, che ha fatto della trasposizione del sentimento nel pubblico il suo cavallo di battaglia.

 

UV: Due parole per racchiudere la tua passione per il cinema.

AS: Amore incondizionato, un amore iniziato nell’adolescenza e che, spero, non finisca mai. Una passione che mi ha permesso di incontrare personaggi storici, vivere epoche passate, capire meccanismi della realtà contemporanea, appassionarmi a materie a me sconosciute e gettare un occhio speranzoso al futuro. Senza cinema potrei non essere più lo stesso Alessandro.

 

 

 

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