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Paolo Dongu, l'emotività che si trasforma in arte evocativa e meditativa

Paolo Dongu

Invervista all'artista sansalvese Paolo Dongu:

 

UV: Paolo, ci può raccontare come è iniziato il viaggio nella pittura?

PD: Sembra ieri, ma in realtà sono passati 26 anni da quando per curiosità ho incontrato la pittura, un incontro fortuito che mi ha affascinato e catturato dal primo istante. Ho capito subito che quella era la strada per raccontarmi e raccontare ciò che vedevo, al mondo, un mare di emozioni e sensazioni.

 

UV: Quali sono stati i tuoi punti di riferimento?

PD: Da pittore autodidatta e libero da schemi academici, senza un Mentore, ho studiato le opere degli artisti del passato ho visitato tutte le mostre che mi capitava di incontrare, cercando di capire come era stato affrontato quel passaggio cromatico, quella curva, quel segno. Poi ho prodotto tanto, andando per la mia strada, anche se allora non mi era ancora chiara, senza ascoltare il canto delle sirene dell’arte commerciale, quella facilmente fruibile e di massa.

 

UV: Nei volti che dipingi, si evidenzia una marcata visione artistica personale con substrato evocativo e meditativo, dove i segni del passato sono parte integrante di una memoria intima e trasgressiva. Da dove nasce questa "emotività" carica di contenuti?

PD: Sono stato e in fondo continuo ad essere un timido ed introverso, con dei lampi di egocentrismo che libero nella mia produzione, come ti dicevo prima il mezzo artistico e a me congeniale per scaricare queste energie interiori. Vorrei un mondo diverso più giusto, più equo, più felice per tutti, ma non è così e scarico queste contraddizioni nelle mie opere, nel tentativo di spogliare e mettere a nudo le contraddizioni della nostra società.

 

UV: Qual è l’opera realizzata a cui sei maggiormente affezionato?

PD: L’opera che più ami è sempre l’ultima, perché in quella ti riconosci in quel momento, poi ne arriva un’altra e quella che credevi fosse la migliore e quella che più ti rappresentava, perde di interesse. Amo tutte le mie opere perché sono mie creature e le odio perché in esse vedo i miei difetti.

 

UV: Ci puoi parlare della tecnica e dei materiali che usi?

PD: Nasco dal disegno e la mia tecnica è figlia di questa origine, curo molto il disegno preparatorio tracciato sulla tela e completo il lavoro con il colore ad olio, anche la tela è frutto di una mia sperimentazione infatti dipingo solo su tele da me stesso realizzate.

 

UV: L'estate scorsa sei stato il protagonista principale dell'iniziativa "Art in the dunes" nella Riserva di Punta Aderci Vasto. Ci parli di questa avventura artistica?

PD: Sei troppo gentile, ma penso di essere stato semplicemente un partecipante di questa iniziativa giunta alla sua quinta edizione e che mi vede in questi panni dalla sua prima edizione. Penso che sia l’evento artistico del territorio, con delle grosse potenzialità, qualcosa di veramente diverso nel quale è importante esserci, oggi è molto difficile portare il pubblico ad una mostra, che è sempre più un evento riservato ad amici ed addetti ai lavori. Creare eventi dove l’arte incontra il pubblico in luoghi non convenzionali è la strada, a questo aggiungiamo la sfida di gestire un tema, uno spazio senza confini è una situazione altamente stimolante per un creativo.

 

UV: Quali saranno tuoi progetti futuri?

PD: Già da qualche tempo cerco di differenziare la mia produzione, non solo pittura ma anche disegno, grafica, installazioni, design, questo per trovare nuovi stimoli e nuovi linguaggi. Credo che di questi tempi parlare alla pancia della gente sia facile, ma si può e si deve parlare anche alla testa e soprattutto al cuore, penso sia una necessità ancora più urgente.

 

UV: Quale può essere il ruolo dell’arte in questa società che sembra svuotata dell’umanità e della sensibilità?

PD: L’arte deve tornare ed essere quello che è sempre stato, deve tornare ad avere il ruolo di strumento educativo, fin dalla preistoria l’arte con le rappresentazioni rupestri, con i monoliti è stata un mezzo per formare gli uomini per condurli nella crescita delle emozioni e della spiritualità. Sono stanco di un’arte fatta di sensazionalismo, scusate se mi ripeto, va bene parlare alla pancia, ma non basta se poi non si indirizzano le emozioni e le energie.

 

Facebook: Kontos

Artist site: www.kontos.it, www.premioceleste.it

 

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Categoria: 
personaggi
interviste
Tipologia personaggio: 
pittura, disegno e grafica