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Sara Quida, l'informale ribelle

Sara Quida

Invervista all'artista vastese Sara Quida:

 

UV: Sara come nasce la tua opera pittorica?

SQ: Nasce da un 'emozione, da un incontro casuale, da una parola, da un abbraccio. Nasce quando ascolto o ballo tango argentino.

 

UV: Quando hai iniziato a dipingere?

SQ: Nel 2009. Anno di viaggi importanti, in cui apportai sostanziali cambiamenti alla mia vita. Ricordo perfettamente la mattina fredda di novembre in cui acquistai tutto il necessario per dipingere e rovesciai i miei stati d'animo su tela.

 

UV: Arte figurativa o astratta, ti senti di aderire ad una visione delle cose da una di queste prospettive, o sei totalmente libera e svincolata?

SQ: Premetto che amo l'arte in generale, ma l'arte informale di cui mi sto occupando dal 2009, confà esattamente con il mio bisogno di libertà di espressione. Inoltre l'arte informale ha bisogno di ricerca e sperimentazione costante cosa molto stimolante per me.

 

UV: Le tue opere sono parte di un discorso legato o sono frutto di intuizioni autonome?

SQ: Ogni tela racconta una storia, mossa da sentimenti che mutano, da paure che riaffiorano. Ci sono temi ricorrenti come l'amore, la passione, la vita, la morte, raccontati in maniera differente.

 

UV: Tecnicamente come inizia un 'opera, hai un metodo preciso? Quali materiali utilizzi?

SQ:Inizio con la preparazione del fondo. É la fase più delicata, una sorta di progettazione che ha tantissime varianti. Trattandosi di un'arte soggetta a continua sperimentazione ed evoluzione non uso un metodo standard, la parte più stimolante è lavorare in estemporanea ascoltando l'istinto e l'ispirazione. I colori ad olio sono i miei preferiti, uso anche acrilici, smalti, tempera che successivamente vengono amalgamati con materiali di diversa provenienza. In questo periodo sto sperimentando l'uso della cenere di lava con i colori ad olio.

 

UV: C'è un movimento o un'artista in particolare che ami o hai amato di più?

SQ: Ce ne sono tantissimi, ma colui che amo in modo assoluto è sicuramente Alberto Burri.

 

UV: I tuoi colori esprimono anche stati d'animo?

SQ: Sicuramente si. In alcuni periodi in cui uso molto il rosso, altri il blu, come in nero e il bianco. Ogni tela riassume un processo di interiorizzazione di un'esperienza vissuta. Per questo motivo adopero la materia in maniera estrema, talvolta esasperante; affinchè le grinze, i graffi, le pieghe, i solchi sappiano raccontare con “forza” quel fantastico e complesso mondo delle emozioni.

 

UV: Tango e pittura informale si incontrano nelle tue tele, raccontaci come.

SQ: Ci sono due momenti. Il primo è quello in cui ascolto i brani di tango in solitudine, leggo i testi fondamentalmente tristi, intrisi di storia, di passato, di nostalgia e dolore. Il secondo momento è quello in cui frequento le sale da milonga.
Il tango argentino è l'opportunità che hanno due persone di abbracciarsi e camminare insieme. E' l'ascolto reciproco del corpo e dell'anima. E' quell'istante in cui tutto si scopre, attraverso la connessione tra le due parti. L'abbraccio del tango rivela le persone, la loro natura, la loro indole e i sentimenti che li agita. Pertanto è un privilegio per me, dipingere ciò che ascolto mentre danzo, è un'opportunità alla quale non posso sottrarmi giacchè le milonghe di tango argentino, proliferano di anime bisognose di ascolto e di raccontarsi in silenzio.

 

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Categoria: 
personaggi
interviste
Tipologia personaggio: 
pittura, disegno e grafica