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Intervista a Gino Selva: fumetti che passione!

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Il protagonista della terza intervista di "underground vastese" è GINO SELVA, vastese, appassionato di fumetti:

 

UV: Come è nata la tua passione per i fumetti?

GS: Da piccolo leggevo il Corriere dei Piccoli, Topolino, i fumetti delle Edizioni De Alpi, Cenisio e Bianconi, poi testate come Geppo, Tira e Molla, Nonna Abelarda. Anni dopo ho scoperto il Corriere dei Ragazzi con le opere di Mino Milani, Grazie Nidasio e Altai & Johnson di Giorgio Cavazzano e Tiziano Sclavi.

 

UV: A quanto sembra Umberto Eco, alla richiesta di stilare un elenco delle dieci opere più significative di tutti i tempi del mondo occidentale, al fianco della "Critica della Ragion Pura" di Kant, volle mettere le avventure di Flash Gordon. E' del tutto una provocazione secondo te?

GS: Eco è nato negli anni Trenta, quindi per lui Flash Gordon è legato ai ricordi d'infanzia. Io di quel periodo preferisco fumetti dove era più importante la storia anzichè solo il disegno come nel caso di Flash Gordon. Terry e i Pirati, Steve Canyon, Tenten e tutto Carl Barx.

 

UV: Sorprende anche te che in Italia vi siano state così tante esperienze tra loro diverse, dalla Bonelli Editore (Tex, Zagor, Dylan Dog...) a Hugo Pratt e Milo Manara con quel loro filiale rapporto di allievo / maestro, l'originalità di Linus, Corto Maltese, e poi è d'uopo citare Andrea Pazienza, colui che con personaggi come Zanardi e Pentothal e la rivista Frigidaire, sembra più attinente di altri alle realtà underground. Abbiamo una tradizione in questa "arte minore"?

GS: Il fumetto italiano era già arrivato alla maturità con il Corriere dei Piccoli all'inizio del '900 con autori come Antonio Rubino e Attilio Mussino, il mio preferito. Il fumetto ha avuto una forte crisi commerciale alla fine degli anni '70 con la nascita delle televisioni private, ovvero quando i bambini potevano guardarsi Goldrake e Mazinga in tv senza pagare piuttosto che acquistare giornalini nelle edicole. Alcune testate hanno saputo rinnovarsi continuando a fornire prodotti di alta qualità. Ad esempio, Topolino, nel '90, era arrivato a vendere un milione di copie settimanali, grazie anche al gadget del "topo-walkie", un accessorio tipo walkie talkie i cui singoli pezzi uscivano come omaggio con le copie del fumetto.

 

UV: Hai avuto occasione in passato di frequentare mostre e rassegne di rilievo nell'ambito della fumettistica?

GS: La maggior parte delle fiere è ormai frequentata da gente di mezza età. A Lucca Comics per lo meno ci sono anche esibizioni musicali e cosplay (quei ragazzi che si travestono da personaggi di cartoni animati e fumetti giapponesi).

 

UV: C'è mai stata un'impressione comune, condivisa sia da parte degli autori sia dai lettori, di una grande occasione persa? Considerando che Max Magnus è così lontano nel tempo, così come Crumble potrebbe apparire anacronistico ai più. Puoi dirmi se oggi ci sono rilevanti novità? Se si, hanno un qualsivoglia rapporto con la carta stampata?

GS: Con la carta stampata no, poichè, a parte l'esperienza con il quotidiano Il Giorno negli anni '60 da noi non c'è la tradizione delle striscie giornaliere. Ciò che vedo adesso è da una parte il proseguimento sempre più debole di vecchi personaggi (Tex, Diabolik, Alan Ford e i Disney). Dall'altra parte autori come Gipi e Zerocalcare che puntano ad un lettore adulto ed impegnato. In mezzo a questi estremi il nulla, a differenza di ciò che avviene ad esempio in Francia o Giappone. Per quest'ultimo paese noi pensiamo solo a Manga violati o erotici ma oltre a questi ce ne sono anche di sportivi, d'amore, storici e addirittura scientifici.

 

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