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Intervista al liutaio Sergio Di Tizio

Un personaggio "underground" che tutti devono assolutamente conoscere è Sergio Di Tizio, sansalvese, appassionato di liuteria o più nello specifico nel detto ramo "violinaio":

 

UV: Com’ è nata la tua passione per la liuteria?

SD: Per me lavorare il legno è piacevole al punto da non rappresentare un lavoro ma una piacevole attività “antistress”. Un “antifatica” capace di rigenerarti lo spirito come se si fosse in vacanza. Questa passione mi ha accompagnato tutta la vita. Ancor oggi dedico i miei spazi di tempo libero alla realizzazione di qualche manufatto (in genere mobili per la casa).
Da sempre ho usato questa passione come attività bilanciatrice specialmente nei lunghi anni di impegno lavorativo, in Italia e all’estero, presso la Fiat, la Magneti Marelli e la Denso occupando il poco tempo libero a svolgere lavori piacevoli e rilassanti.
La liuteria è nata e si è sviluppata come massima espressione di questa mia antica passione a partire dal 1992, quando, a Torino di Sangro, ho avuto modo di assistere ad una esibizione dell’allora primo violino dell’Opera di Monaco, Erik Gargerle, che mi ha lasciato incantato e desideroso di provare a costruire uno di “quei meravigliosi strumenti”.
Ho approcciato con molta gradualità e assolutamente senza fretta… ho letto e riletto tutti i trattati ed i documenti tecnici possibili ed immaginabili; ho fatto moltissime prove; mi hanno guidato, in questo percorso, dei bravi e pazienti liutai come Giobatta Morassi di Cremona e Umberto Battistella di Lanciano e dei valenti violinisti come Erik Gargerle di Monaco di Baviera; Giuseppe Pezzulo di Chieti e Bettina Isaacs (Uk). Dopo 5 anni è nato il mio primo violino.

 

UV: Un violino per suonare bene come deve essere? Ci dai qualche suggerimento?

SD: La stagionatura dei legni è fondamentale per la sonorità di un nuovo violino; per la qualità del suono e per la durata nel tempo dello strumento. Per questo i legni più stagionati sono molto ricercati e quotati.
Il suggerimento è quello di curare molto l’approvvigionamento del legno. Poco importa se il solo pezzo che costituirà il piano armonico costerà quasi il doppio di un violino coreano finito, completo di archetto e custodia! Il fine del progetto non è speculativo; si lavora per realizzare un prodotto “unico ed irripetibile” per cui va ricercato il meglio del meglio fin dalla fase di assortimento del legname.
E’ determinante l'abete rosso, un legno leggero, ma molto resistente ed elastico, adatto a trasmettere le vibrazioni, che a questo scopo viene selezionato di venatura diritta e regolare (famoso l'abete di risonanza della Val di Fiemme e anche della foresta di Paneveggio, in Trentino e quello della Valcanale e del Tarvisiano in provincia di Udine, utilizzato da secoli per la costruzione di strumenti). Nei miei magazzini ci sono tavole selezionate e classificate “da concorso” con più di trent’anni di stagionatura (non so se la mia vita sarà sufficiente per utilizzarli tutti). Fondo, fasce, manico - spesso anche il ponticello - sono in legno d'acero dei Balcani, un legno duro e più "sordo" il cui compito è quello di riflettere più che di trasmettere il suono; a volte vengono usati anche legni diversi come il pioppo, il salice, il noce o il pero. Le parti della montatura - come piroli, capotasto, cordiera, reggicordiera, bottone e mentoniera - sono realizzate in legno duro da ebanisteria, soprattutto ebano, palissandro, ulivo o bosso; capotasto e reggicordiera a volte sono in osso, la tastiera è quasi sempre di ebano, la cordiera di metallo, plastica o, più recentemente, di carbonio. Per tutti questi componenti la scelta va fatta con scrupolosa attenzione e la lavorazione dev’essere alla altezza della scelta fatta.

 

UV: Da quanto tempo costruisci violini?

SD: Il mio primo violino è nato nel 1997 e si colloca, assieme ad altri tre che sono seguiti, in una fase di circa tre anni durante la quale più che costruire “sperimentavo”: i violini facevano spesso il viaggio tra casa mia e quella di Erik per una verifica e, in mancanza di un risultato soddisfacente, venivano “rispediti al mittente”. Il mio primo vero violino “Straditizio” è stato costruito nel 2000 e attualmente è in possesso di Bettina Isaacs, U.K. e mi risulta regolarmente in uso.
Da allora ne ho costruito una quindicina di cui tre ancora in mio possesso.

 

UV: Oggi la liuteria per te è arte o artigianato?

SD: La risposta è semplice: quando il violino viene creato realizzando un processo in grado di dare allo strumento una specificità ben netta che lo caratterizza come soggetto “unico ed irripetibile” c’è l’artista. L'artigianato, a mio parere, implica una serialità che nell'arte non si riscontra: del “David di Michelangelo” ne esiste solo una versione! Unica ed irripetibile! Un artigiano invece può produrre un modello uguale quante volte vuole.
E’ il musicista che fa il distinguo tra un violino costruito da un artista e quello artigianale, o peggio, quello prodotto dall’industria… al riscontro viene fuori se lo strumento risponde o no allo standard qualitativo desiderato. Fino ad oggi mi risulta che Il tentativo di industrializzare la costruzione del violino, operata da seppur bravi artigiani non ha ancora prodotto lo standard qualitativo che i violinisti di livello si aspettano.
Di contro, quando le caratteristiche peculiari di uno strumento rispondono alle aspettative di un musicista, si realizza un “incontro d’amore” : e la soddisfazione di aver trovato il “proprio violino” … non “un buon violino” dura tutta la vita.

 

UV: Le persone del posto seguono con interesse e curiosità i tuoi lavori o credi che in zona ci sia un po' di superficialità verso questa antica e nobile arte?

SD: Un violino affascina chiunque, l’ascolto della sua musica piace a tutti e non credo si possa parlare di superficialità… piuttosto direi che sono poche le occasioni in cui questa musica viene proposta. Forse manca il coraggio di ricominciare a mettere in scena le grandi opere dei grandi autori. Sono sicuro che avrebbero successo al pari dei moderni concerti di cui si sente parlare.
Dobbiamo riconoscere che la nostra società, oggi, ad un giovane che si voglia avvicinare al violino, offre pochi stimoli e le occasioni di incontro sono quasi inesistenti.
A Cremona il violino muove un’economia! C’è un polo attorno al quale orbitano parecchie componenti e molti sono i protagonisti. Da noi è diverso: l’approccio alla materia è prerogativa solo di chi è animato da una passione tale da fargli superare ostacoli e carenze di ogni tipo. Un esempio? Un suonatore di violoncello che deve sostituire una corda deve andare a Pescara per acquistarla e a volte non la trova se non girando più negozi.

 

UV: Circola voce che alcuni tra i più grandi violinisti si esibiscono in concerto con un "Di Tizio". E' vero questo?

SD: E' vero solo che Di Tizio ha molto a cuore l’elevazione dello standard qualitativo di un “Di Tizio” e che, considerando che stiamo parlando di un hobby, avere una decina di violini che vanno esibendosi in varie località del mondo (in Germania, Inghilterra, Tunisia, Giappone e Italia) può considerarsi motivo di giusta soddisfazione.
Gli ultimi due violini costruiti: “Erik” ed “Eraldo” sono pronti a raccogliere la sfida di un severo giudizio o di un impegnativo confronto, fin da questo momento.

 

 

 

Nel video un violino Di Tizio

Serio Di Tizio
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artigianato artistico